lunedì 24 aprile 2017

Un pò guerriera

 

Ognuno di noi può lasciare un contributo su questa terra. Coltivare un pezzo di terra, salvaguardare e moltiplicare determinate erbe o piantare alberi penso che sia il gesto più nobile che possiamo fare nella nostra vita.
Molti agiscono nel contrario, cementificano, diserbano, deforestano per interessi soprattutto monetari, ma cosa lasceranno su questa terra e alla propria prole?
Non mi è mai interessato arricchirmi di soldi, piuttosto penso che si possa vivere veramente con poco, ma a stretto contatto con la Natura.

Nulla rende meglio l'idea della profezia degli Indiani Cree:

Solo dopo che l'ultimo albero sarà stato abbattuto.
Solo dopo che l'ultimo fiume sarà stato avvelenato.
Solo dopo che l'ultimo pesce sarà stato catturato.
Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.




L’antica tribù degli indiani Cree tenacemente conserva le tradizioni e faticosamente le tramanda ai suoi giovani, spesso tentati dallo stile di vita consumistico e seduttivo dell’ambiente che li circonda.  I Cree sono uno dei più grandi gruppi di nativi americani in Nord America. Ci sono più di 135 tribù di questa etnia che vivono in Canada, con una popolazione totale, oggi, di circa 200.000 persone.

Nel secolo scorso una vecchia saggia della nazione indiana Cree, chiamata "Occhi di Fuoco", ebbe una visione del futuro.

Predisse che un giorno, a causa della cupidigia dell'uomo bianco o "Yo-ne-gi", la Terra sarebbe stata devastata ed inquinata, le foreste distrutte, gli uccelli caduti dal cielo, le acque annerite, il pesce avvelenato nei ruscelli, gli alberi non più presenti e l'Umanità, così come noi la conosciamo, avrebbe cessato di esistere.

Un tempo in cui i "Custodi della leggenda, delle storie, dei rituali della cultura, dei miti, e di tutte le Antiche Tradizioni Tribali" sarebbero stati necessari per restituirci la salute, rendendo di nuovo la Terra verde.

Essi sarebbero stati la chiave per la sopravvivenza del genere umano e indicati come i "Guerrieri dell'Arcobaleno". Sarebbe venuto il giorno del Risveglio, allorché l'intera compagine di tutte le tribù avrebbe formato un Nuovo Mondo di Giustizia, di Pace, di Libertà e il riconoscimento del Grande Spirito o Padre Celeste.

I "Guerrieri dell'Arcobaleno" avrebbero diffuso questi messaggi ed insegnato ai popoli della Terra, chiamati anche "Elohi". Avrebbero ammaestrato tutti sul modo di percorrere la "Via del Grande Spirito". Avrebbero detto loro come la gente si sia allontanata dall'Eterno: il vero motivo per cui oggi il pianeta si trovi "ammalato".

Gli stessi "Guerrieri" avrebbero annunciato come questo "Ineffabile Essere" (il Grande Spirito), sia colmo d'Amore e di comprensione, e suggerito come rendere la Terra bella di nuovo.

Essi avrebbero trasmesso i principi e le regole da seguire affinché le persone compissero il loro cammino luminoso unitamente al mondo.

Questi capisaldi sono quelli delle Antiche Tribù, e i "Guerrieri" mostreranno ai popoli le vecchie pratiche di Unità, Amore e Conoscenza. Insegneranno l'Armonia tra le popolazioni ai quattro angoli della Terra.

Come le ataviche tradizioni riportano, essi esporranno alle genti come pregare il Grande Spirito d'Amore che scorre simile ad un bellissimo torrente di montagna fluente verso l'oceano della vita. Ancora una volta, esse saranno capaci di percepire la gioia nella solitudine e nei consigli.

Le persone saranno libere dalle gelosie e in grado di amare tutti gli uomini come propri fratelli, indipendentemente dal colore, dalla razza o dalla religione. Sentiranno la felicità entrare nei loro cuori puri che irradieranno calore, comprensione e rispetto per ogni Essere, fondendosi con l'intera Umanità, con la Natura e il Padre Celeste.

Alimenteranno di nuovo la mente, il cuore, le anime, e gli atti con i pensieri più elevati. Cercheranno la bellezza del Maestro della Vita – il Grande Spirito! Troveranno la forza e la bellezza nella preghiera e nel silenzio rivelatore.

I loro figli potranno come una volta correre liberi e gioire dei tesori della Natura e di Madre Terra. Liberi dalla paura delle tossine e della distruzione provocate dall'uomo bianco o "Yo-ne-gi" e le sue azioni improntate all'avidità.

I fiumi scorreranno nuovamente limpidi, le foreste saranno lussureggianti e belle, gli animali e gli uccelli reintegrati. I poteri delle piante e della fauna saranno ancora rispettati e la conservazione di tutto ciò che è bello sarà diventato un normale modo di vivere.

I poveri, i malati e i bisognosi saranno curati dai loro fratelli e sorelle della Terra. Questi interventi torneranno ad essere una parte della loro vita quotidiana.

I capi dei popoli non saranno scelti alla vecchia maniera: per il loro partito politico o perché capaci di alzare maggiormente la voce, vantarsi di più, basarsi sul proprio nome o denigrare altri politicamente, ma risulteranno eletti per via delle loro opere che parleranno di più.

Solo coloro, infatti, che avranno agito con amore, saggezza e coraggio, dimostrando di attuare il lavoro per il bene di tutti, saranno nominati leader o capi; designati per le loro "qualità" e non per l'ammontare di denaro che avrebbero potuto ottenere.

Come gli "Antichi Capi Indiani" riflessivi e devoti, essi sapranno comprendere le popolazioni con lo stesso amore e discernimento con cui da giovani sono stati educati nel loro ambiente.

Essi mostreranno che i miracoli possono compiersi per guarire questo mondo dai suoi mali, e restituirgli la salute e la bellezza.

I compiti di questi "Guerrieri dell'Arcobaleno" saranno molteplici e grandi. Ci saranno terrificanti montagne di ignoranza da conquistare ed essi si confronteranno con pregiudizi ed odio.

Dovranno essere votati alla loro missione; incrollabili nel vigore, e forti d'animo. Troveranno dei cuori e delle menti disponibili che li seguiranno su questa strada di ritorno alla "Madre Terra" per la bellezza e l'abbondanza - una volta di più.

Quel giorno arriverà, non è molto lontano.

Sarà il tempo in cui constateremo come dobbiamo la nostra esistenza alle persone di ogni tribù che avranno conservato la loro cultura e il loro patrimonio, perché avranno mantenuto vivi i rituali, le storie, le leggende e i miti.

Sarà con questa Conoscenza, quella che essi hanno conservato, che potremo ancora tornare «all'Armonia» con la Natura, la Madre Terra e l'Umanità. Ed è con questa Consapevolezza che troveremo la singola "Chiave per la nostra sopravvivenza".

Questa è la storia dei "Guerrieri dell'Arcobaleno" (Il termine "Guerrieri dell'Arcobaleno" rappresenta emblematicamente le quattro razze colorate: rossa, gialla, nera e bianca che rispettivamente indicano la Terra-Est, l'Aria-Sud, l'Acqua-Ovest e il Fuoco-Nord).



Ecco, in fondo, anche io nel mio piccolo mi sento un pò guerriera.

venerdì 21 aprile 2017

Piccole fragole crescono


Le nuove piante hanno attecchito bene iniziando a produrre un sacco di frutti succosi e rossi.  Sono riuscita ad assaggiarne qualcuna ma adesso qualche animaletto mi sta fregando sui tempi. Non appena la fragola diventa matura zac! la rosicchia e la lascia lì. Almeno la mangiasse tutta!
Sulle povere fragole si vede proprio la forma dei dentini e della boccuccia, potrebbero essere arvicole o lucertole che i miei cari felini si divertono a cacciare e capirei la loro vendetta nei confronti dei miei amati frutti. Oppure potrebbe essere il porcospino che qualche sera fa passeggiava tra l'erba alta. Uccelli non credo, ma tutto potrebbe essere.
Se continua così sarò costretta a mettere una rete sulle fragole anche se vorrei evitarlo. Vediamo come va.


Ho notato che da quando le ho trapiantate alcune foglie diventano rossicce e poi seccano. Facendo una veloce ricerca di internet dovrebbe essere un comportamento normale dopo il trapianto. Mia premura è non bagnare mai le foglie quando le innaffio, ho letto da più parti che faccia male alle piante.
In questi giorni voglio aumentare la pacciamatura soprattutto introducendo aghi di pino, questi dovrebbero abbassare il ph del terreno creando un ambiente acido che le fragole prediligono. 


giovedì 20 aprile 2017

Piante selvatiche commestibili (parte 1)

 

Piove, piove e piove ancora. Le temperature si sono nuovamente abbassate. La primavera è terminata prima di iniziare. Per carità, la pioggia ci vuole, ma il freddo no.
Se non chiedo troppo desidererei un pò di pioggia durante la notte, poi caldo e sole durante il giorno ed una leggera brezza con temperature sui 26-27 gradi.
Chiedo troppo? :)

Anche lunedì di pasquetta la pioggia non ci ha dato tregua. E' stata una pasquetta alternativa: giornata passata da due amici, Stefania e Silverio, che hanno un'azienda agricola tra Andria e Castel del Monte, un posto stupendo e caratteristico della nostra Murgia. La giornata è stata allietata dalla presenza di Eleonora Matarrese, espertissima appassionata di erbe selvatiche commestibili.

(Eleonora Matarrese, foto dal web)

Ho apprezzato molto la sua voglia di farci conoscere ciò che ci circonda, ciò che cresce spontaneo nelle nostre terre e che i nostri nonni utilizzavano in mille mila modi diversi, dalla cucina alla medicina.
Originaria di Alberobello, vive in Lombardia in un bosco (non potrebbe essere altrimenti) e lavora nel suo ristorante PikNiq che si contraddistingue per la cucina a base di erbe, radici e cortecce spontanee.

Durante la giornata ho assaggiato alcuni cibi preparati da lei: dai tarallini al curry selvatico o quelli con fermentato di fico d'India agli involtini di verdure lactofermentate e avvolti in una pasta sfoglia sottilissima fatta con farina di riso basmati. Tutto semplicemente squisito e dal gusto unico.



Alcune sue preparazioni sono sul suo blog La cucina nel bosco, vi consiglio di visitarlo.

Ho imparato tanto da lei e l'ho seguita con molto interesse anche se memorizzare tutte le informazioni su usi, preparazioni e riconoscimento delle erbe che abbiamo ritrovato durante la passeggiata nel bosco non è facile.
Vediamo se facendo un riepilogo riesco a memorizzarle meglio, mi affido ad internet per ricercare alcune preparazioni culinarie.

Queste sono le piante che abbiamo trattato:



Cratægus monogyna (Biancospino comune)


 

Il suo nome scientifico deriva dal greco "kràtaigos" che significa "forza e robustezza", a causa della durezza del suo legno.
Il biancospino appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è un eccellente regolatore dell'attività cardiaca. Frutti e fiori sono commestibili.
I frutti rossi venivano raccolti e macinati per ottenere una farina con cui si faceva il pane. Molte sono le preparazioni culinarie con i suoi fiori e frutti.

Decotto di frutti o fiori
Il decotto di frutti o l'infuso di fiori vengono impiegati nelle affezioni delle vie respiratorie, nelle infiammazioni delle mucose della bocca e delle gengive. Si può preparare facendo bollire in 1 litro di acqua, per 15 minuti circa, 100 gr. di frutti essiccati, lasciare raffreddare, filtrare e prenderne 2-3 tazze al giorno.

Vino medicinale
Mettere a macerare in un litro di vino bianco secco 50 gr. di fiori essiccati di biancospino e 100 gr. di vischio. Dopo una settimana, filtrare e conservare in una bottiglia di vetro. Prenderne un bicchierino prima dei pasti principali, oppure 5-6 cucchiai al giorno.

Marmellata di frutti
Si lavano le bacche di biancospino ( devono essere mature, color bordeaux) e si mettono in una pentola coperte di acqua. Si fanno bollire a fuoco medio per 30 minuti in modo che assorbano quasi tutto il liquido e diventino teneri. Con un colino di rete metallica a maglie fini, si estrae la polpa delle bacche schiacciando con un cucchiaio, per separarla dai semi. Si pesa il purè di biancospino e si mette in una pentola con lo zucchero di canna, il succo di 2 limoni e un pizzico di cannella.  Lo zucchero deve essere un po’ meno di un terzo del peso del purè. Si fa bollire a fuoco vivace mescolando continuamente. Dopo 5 minuti la marmellata è pronta.
La marmellata di biancospino, avendo un gusto neutro, si puo fare con tante varietà di frutta, spezie e erbe aromatiche. Va benissimo con la mela e la rosa canina e anche con lo zenzero.

(fonti: http://www.vallibergamasche.info/erbe/biancospino.html, http://www.agraria.org/coltivazioniforestali/biancospino.htm, http://labirosca.blogspot.it/2012/09/marmellata-di-biancospino.html)


Taraxacum officinale (chiamato tarassaco, soffione, dente di leone, piascialetto, cicoria selvatica, ingrassaporci, insalata dei porci e in altri millemila modi)

 


L'origine del suo nome sembra derivi dal persiano "erba amara" per il suo sapore decisamente amaro o dal greco "cura dei turbamenti" per le proprietà medicinali di cui è dotata (purificante del fegato e del sangue). Appartenente alla famiglia delle Asteracee, è una cicoria selvatica, erba perenne con radice a fittone, fusti fiorali cavi privi di foglie e fiori lingulati gialli.
Il pappo noto come 'soffione' è noto a tutti in quanto rappresenta il gioco di intere generazioni di bambini. (e anche io mi diverto a soffiarlo :P)
In cucina vengono usate le foglie crude in insalata (se fresche), o cotte in minestre, zuppe, torte salate, frittate, paste ripiene o misti di erbe. I capitolini ancora dischiusi sono utilizzati in salamoia o sott'aceto come capperi oppure sott'olio insieme alla prima parte di radice. Con i fiori si fa il miele o lo sciroppo e con le radici il caffè.

Caffè con le radici
Raccogliere le radici di Tarassaco, lavarle, tagliarle a pezzetti ed essiccarle al sole o al forno girandole ogni tanto. Sono considerate secche quando si spezzano facilmente. Tostarle al punto giusto e macinarle riducendole in una polvere non troppo sottile. Sarà un caffè gustoso e depurativo!

Capperi sott'aceto
Raccogliere un certo quantitativo di boccioli ancora chiusi di Tarassaco, lavarli e sbollentarli 1 minuto, scolarli, riporli in un vaso con aceto e un cucchiaino di sale ed uno di zucchero, infine chiudere ermeticamente. Saranno pronti dopo circa un mese.

Miele
Raccogliere 1 kg di fiori di tarassaco. Mettere i fiori in una pentola con tanta acqua fino a ricoprirli e far bollire per due minuti. Lasciar raffreddare poi passare al setaccio. Pesare succo e polpa ed aggiungere un uguale quantità di zucchero. Far cuocere a fuoco basso facendo evaporare il liquido (senza portarlo a ebollizione) fino a giusta consistenza avendo cura di mescolare in continuazione e di toglierlo dal fuoco di tanto in tanto quando necessario.
Invasare ermeticamente. E' un miele veramente eccezionale ottenuto senza sfruttare le api!

(fonti: http://cucinanatura.blogspot.it/2014/11/taraxacum-officinale.html)


Alla prossima puntata...

mercoledì 19 aprile 2017

Sognando pomodori


L'esperimento ha avuto inizio sabato mattina. Abbiamo regalato una casa più grande a quelle piccole piantine: pomodoro tondino di Barletta (succoso e adatto alla salsa) e ciliegino (consigliatoci per dare più sapore alla salsa).
Questo orticello racchiude al suo interno alcuni alberi di agrumi, intorno ai quali avevo seminato piselli nella speranza di ricordarmi di innnaffiarli. Con il sistema di irrigazione goccia a goccia non dovrò più preoccuparmi di loro.

Oltre ai pomodori abbiamo seminato due file con fagioli cannellini e mais dolce, tagete e calendula per i nematomi e basilico che a detta di qualcuno migliorerebbe il sapore dei pomodori.  Il sistema di irrigazione goccia a goccia è stato essenziale, con il terreno argilloso è indispensabile per non sprecare troppo tempo e acqua.
Nei prossimi giorni prevediamo di pacciamare con paglia le varie file e cartone per i camminatoi. La paglia ci aiuterà a non far evaporare l'acqua, proteggere il terreno dai raggi solari e degradandosi andrà a fornire maggior nutrimento alle giovani piantine.


Le file tutte storte e la larghezza variabile dei camminatoi faranno storcere il naso ai vicini più curiosi, ma tanto ormai ne ho fatta l'abitudine. ;P

Da quando abbiamo sistemato l'orto non fa altro che piovere e oggi ha anche grandinato, nei prossimi giorni è previsto un abbassamento delle temperature. Speriamo che le piccoline resistano. L'anno scorso la gelata di Aprile ha fermato la crescita dei pomodori per almeno un mese. Ormai credo che il periodo migliore per la messa a dimora sia Maggio, ma si sà l'ortolano è ansioso e convinto di essere sempre in ritardo.

Oggi ho letto un commento di una signora, dice che una pianta di pomodori porta sui 6-7 kg e per il suo fabbisogno ne bastano 3. Un veloce calcolo mentale mi ha portato a pensare che 300 piante potrebbero portare sui 1800 kg di pomodori. Se veramente dovesse essere così potrei lasciare immediatamente il lavoro. XD
Non so che tipo di pomodori coltivi lei, a me non ne hanno mai prodotti più di un paio, tuttavia sognare non costa nulla...

venerdì 14 aprile 2017

Esperimento estate 2017


Indovinate un pò di cosa si tratta? E' rosso, succoso e si presta a molte ricette.
No, non c'entra nulla con le fragole. La foto è solo per creare disorientamento all'interno del post. :P


La novità è questa: 16 m x 7 m di terreno x 32 m di fagioli borlotti e 330 piante di pomodoro da salsa.
Mi piace fare le cose in grande. :D

In realtà, tutto è nato così:
Amico> volevo affittare un terreno per coltivare i pomodori da salsa
Io> se vuoi puoi usare il mio terreno, li coltiviamo e facciamo la salsa insieme
Amico> si, bene, allora bastano 100 piante
Io> sicuro? per star sicuro ne prendiamo 200?
Risultato: 330 tra tondino di Barletta e ciliegino!

Domani mattina sveglia presto e procediamo con un'altra passata di motozappa, trapianto di pomodori, fagioli cannellini e qualche pianta di basilico, tagete e peperoncini sparsa quà e là.
Assolutamente necessari sono sistema di irrigazione goccia a goccia ed recinto (molto artigianale) per tenere lontano il mio cagnolone.

Riusciremo a fare la salsa quest'anno? La speranza e la buona volontà ci sono tutte.
  

giovedì 13 aprile 2017

Cercasi tempo

 
Le giornate si sono allungate, passo più tempo nell'orto, ma non mi basta mai. Conciliare lavoro, campagna, famiglia, animali, eventi e casa sta diventando difficile. Ogni giorno è una corsa continua contro il tempo. Io ce la metto tutta, organizzo ogni singola ora, ma a fine settimana sono stanca. L'unica cosa che non riesco a conciliare è il riposo. Spesso rinuncio a questo pur di riuscire a fare il resto, ma dopo inevitabilmente ne risento.



La campagna indubbiamente mi stanca, ma nel contempo mi rigenera.
Questo è un periodo impegnativo per l'ortolano, ma le soddisfazioni non mancano.
Ho messo a dimora i primi pomodori piccadilly, melanzane tonde, una miriade di insalate e tanto altro.




Quest'anno vorrei fare un altro tentativo con l'orto sinergico, anche se sono parecchio in ritardo con le lavorazioni dei bancali. Devo terminare due bancali e continuare trapianti e semine. Dopo dovrei pacciamare con paglia e frasche d'ulivo sminuzzate e montare il sistema di irrigazione goccia a goccia.


L'orto sinergico è composto da 4 bancali e mezzo e misura 50 mq. Ho dovuto smontare quello dell'anno passato perchè la gestione dei tubi di irrigazione era complessa e di difficile scalabilità. Confido nel fatto di non doverli toccare più. La progettazione non è mai stata il mio forte, ma in permacultura è la questione principale. La strada è ancora lunga, ma il mio approccio sta cambiando. 


Oltre a questo pezzo di orto, ho intenzione di riutilizzare un pezzetto più piccolo che quest'inverno ha ospitato fave e cavolfiori. E' un terreno terribile, argilloso, così duro che neanche la motozappa riesce a sollevare il terreno, ma credo che continuando a coltivarci e pacciamando con i residui delle colture potrei migliorarlo.
Penso che qui ci metterò zucche, angurie e meloni che hanno radici molto superficiali e cercherò di non far mancare l'acqua.

C'è un altro esperimento in ballo per l'estate 2017, ma ve ne parlerò nel prossimo post! :)
 

mercoledì 12 aprile 2017

Fave e sporchia

Ieri mattina ho raccolto tutte le fave. Devo dire che il raccolto è stato un pò scarso rispetto alle aspettative e ai risultati dell'anno scorso.
Le piante hanno perso la maggior parte dei fiori, probabilmente per questo tempo ballerino ed un'improvvisa grandinata in piena fioritura.
Fa niente. L'anno prossimo andrà meglio.


Ho raccolto in tutto 1.7 kg di fave, belle, grandi e piene. Tutto sommato niente male.
Le piante diventeranno ulteriore nutrimento di quel pezzo di terra. Le ho tagliate e adagiate sul terreno formando una pacciamatura verde.
A breve quel terreno ospiterà le zucche, meloni e angurie. Dopo le leguminose mi dispiacerebbe non sfruttare quel pezzo di terra.


Quest'anno ho avuto una visita (s)piacevole: l'orobanca, chiamata dalle nostre parti 'sporchia'. Probabilmente il nome si riferisce alla sfortuna di incontrarla. :)
Infatti questa pianta è un parassita che non si nutre dal terreno, ma direttamente dalle leguminose, soprattutto dalle fave.
Un amico mi diceva che il suo raccolto di fave veniva sempre compromesso da questa pianta ed io avevo controllato minuziosamente in mezzo alle mie piante per scongiurare questa scoperta. E giuro di non averla mai vista! Poi viene a trovarmi e mi dice: e quella cos'è? Noooo, daiiii, non ci credo!
Ed eccola qui:


A pensarci bene non è poi male, anzi sarebbe bellissimo vederla in fioritura. Ma questa simpaticona si riproduce per seme, quindi l'ho tagliata.
Ho scoperto che si può anche mangiare ed è pure buona. E ci sono dei ristoratori che pagherebbero fior di soldi.
Per il momento non me la sento di mangiarla. E' una scoperta per me e devo conoscerla meglio prima di approfondire i nostri rapporti. :P 

martedì 11 aprile 2017

Finalmente libera



Ho terminato i lavori nell'uliveto. E ancora non ci credo.
Sono sempre più convinta che i miei ulivi mi capiscano e mi rispondano. Ho faticato tanto (ma proprio tanto) e loro mi stanno regalando una miriade di mignole, piccoli germogli che a breve si apriranno mostrando una profumatissima fioritura.

Avevo bisogno di distrarmi un pò, sono stata troppo concentrata sul lavoro, così domenica ho partecipato alla Festa di Primavera al conservatorio botanico di Pomona.
Che spettacolo!

Quello che vedete nella foto è veramente una minima parte del paradiso che offre questo posto.
Il conservatorio si trova vicino Cisternino, nel pieno della Valle d'Itria. E' un paesaggio contornato da terrazzamenti fatti da muretti a secco, terra rossastra e natura.
Qui, per me, è come stare a casa.


Qui è custodito l’albero di kaki sopravvissuto all’esplosione atomica di Nagasaki. Tutt'intorno è stato creato un labirinto di lavande.
Inoltre una collezione molto importante è quella di Ficus Carica con le sue ben 560 varietà. 


Questo probabilmente è il periodo più bello per visitare Pomona, tutti gli alberi sono in fiore e il terreno lasciato inerbito offre dei paesaggi da cartolina. 

Se vi capita di andare dalle parti di Cisternino vi consiglio di fare una visita. Ma state attenti, potreste non voler più tornare a casa. :)

sabato 8 aprile 2017

E' sempre una sorpresa



Dopo il lungo letargo finalmente tutto è in fiore.
All'arrivo della primavera ho sempre timore che qualche pianta non riesca a risvegliarsi, d'inverno tutto sembra morto, ma ogni volta è una sorpresa.


Queste sono le lavande piantate l'estate scorsa. Tra le lavande ho piantato delle piantine di garofalo fucsia che pian piano si stanno facendo posto rubando il suolo all'immancabile gramigna. Sono fiorite da più di un mese, continuano a produrre profumatissimi fiori del cui polline sono ghiotti api e bombi. La scorsa mattina sono rimasta incantata guardando le apine rotolarsi allegre tra il polline dei loro fiori. E' stupefacente notare con quanta pazienza vadano ad esplorare ogni singolo fiorellino.


Tempo fa ho piantato dei bulbi di narciso sotto un ulivo. Come al solito i buoni intenti di innaffiare, tenere il terreno libero dalle spontanee, ecc sono svaniti nel nulla assorbiti dalle mille cose da fare. Ma loro imperterriti, tra una foresta di gramigna e trifoglio, sono spuntati verso il cielo regalandomi dei fiori splendenti.



Questo ciliegio è il mio più grande orgoglio. Quando comprai il terreno era un tronco senza rami, era stato violentemente capitozzato. Una pratica che viene utilizzata quando un albero è malato e si vuole rigenerarlo, ma molto spesso un modo per facilitare la potatura.
In generale la capitozzatura è da evitare, richiede alla pianta un notevole sforzo per poter ripristinare la sua vegetazione. Figuriamoci su un ciliegio. Il ciliegio è uno di quegli alberi che non ama le potature, bisogna stare molto attenti.       
Per questo mi limito a tagliuzzare qualche ramo interno che potrebbe impedire l'infiltrazione di luce e aria prima della sua ripresa vegetativa.
E lui mi ripaga con dei frutti grossi, rossi, succosi e dolcissimi. Le più buone che abbia mai mangiato. Ogni anno ne produce sempre di più e quest'anno è l'annata d'oro per questi gustosi frutti rossi. L'albero è un'esplosione di fiori e molte ciliegie stanno già affacciandosi.

Inutile dire che la mia felicità è alle stelle.

venerdì 7 aprile 2017

Basta poco


Nella frenesia di questi giorni e dopo quasi una settimana di lavoro ritrovarsi poggiata ad uno scoglio sentendo lo sciabordare delle onde e il profumo del mare regala un senso di sollievo, una pace interiore difficile da spiegare.
La giornata prende un'altra piega, tutto sembra più semplice, più fluido.
Facilmente tutto scivola addosso. Responsabilità, doveri, impegni hanno un peso diverso.

E comprendo che basta poco per sentirsi felici...

giovedì 6 aprile 2017

Un'altra prospettiva

 
La primavera ormai è giunta e sono nettamente in ritardo con la potatura degli ulivi.
Ho abbandonato ogni buon proposito di non salire sugli alberi, afferrato la scala e mi si è affacciato un nuovo mondo.



Non è facile salire sugli ulivi, sono alti 7-8 metri e devi stare veramente attenta a poggiare i piedi e mantenerti a volte in equilibrio, ma una volta che hai trovato la posizione tutto diventa facile, chiaro e semplice. Hai una prospettiva diversa quando sei dentro l'albero, capisci subito quali rami sono ostacolo per luce e aria e quando ti ritrovi in un groviglio di rami, ne tagli qualcuno e inizi a vedere il cielo capisci che stai solo facendo del bene al tuo albero, lo stai agevolando, gli stai volendo bene.
E mi sono accorta che in questi anni gli ulivi li ho solo posseduti, ma non li ho vissuti. Adesso sono entrata in sintonia con loro, mi sembra quasi di ascoltarli. Li conosco uno ad uno, ramo per ramo e so quali sono i problemi di ogni albero, cosa c'è da migliorare per portali a vivere ancora meglio.



Su alcuni alberi ho trovato dei nidi di uccelli ed è stata una piacevole scoperta. Mi dispiaceva rovinarli e ho rinunciato a sfoltire quelle chiome.
Spero che non vengano scoperti dai miei felini monelli. Loro mi seguono dovunque, anche sugli ulivi: mi tendono agguati, giocano con i lacci delle mie scarpe, si appendono ai rami che sto tagliando. Non mi lasciano mai in pace, ma li adoro...



Devo potare altri tre alberi, ormai manca poco.
A presto..

mercoledì 5 aprile 2017

Seconde fragole



Secondo anno di esperimenti per questi piccoli e succosi frutti.
L'anno scorso li ho piantati in mezzo alla campagna, lontano dall'irrigazione, senza pacciamatura. Non è stata una decisione ragionata.

Quest'anno ho preparato un pezzetto di terreno tra due ulivi, quindi a mezz'ombra, e vicino all'orto.
Le piantine stanno producendo tantissimi frutti, ma sono ancora verdi.
Sono impaziente di assaggiarle, le controllo tutti i giorni, ma più le guardo più diventano verdi.

Quà e là tra le fragole ho aggiunto alcune piantine di insalata così in attesa che crescano le fragole il terreno è sempre occupato da qualche coltura. E' il miglior modo, insieme alla pacciamatura, per tenere a bada le spontanee.

A presto con gli aggiornamenti...

martedì 4 aprile 2017

Il coraggio della scelta




Ieri sono stata in un ecovillaggio per visitare una realtà diversa dalla nostra. Spesso circondati da pregiudizi si pensa ad una comune come qualcosa di negativo, ad esempio gente che vive alle spalle degli altri pensando solo a sesso, droga e rock 'n roll. Non è proprio così.
In particolare, la comune che ho visitato ha uno scopo lodevole che è quello di dimostrare che si può vivere autogestendosi e raggiungendo almeno in parte un'autosufficienza economica rinunciando alla proprietà privata, piuttosto condividendo le risorse di ciascuno nella collettività.
Questo fa riflettere e mi fa pensare a questo aforisma molto famoso di Tiziano Terzani:

"Oggi l'economia è fatta, per costringere tanta gente, a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che da soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che c'è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice, ed è contento, accontentarsi, uno che si accontenta è un uomo felice."

Questo è spaventosamente vero e triste!
Da alcuni anni il mio modo di pensare è cambiato, le esperienze quotidiane e le persone con le quali giornalmente mi confronto mi hanno portato ad allontanarmi da una vita frenetica contornata da cose futili verso un vita semplice seppur ancora troppo frenetica.
Vorrei cambiare ancora stile di vita, in certi giorni non ho il tempo neanche di pensare, ma rincorro come una pazza il tempo concludendo poco.
Il tempo passa velocemente, accumulo e rimando gli impegni e mi accorgo che in alcuni giorni non riesco a vivere come vorrei e questa sensazione mi amareggia molto.
Quindi penso alle persone che ho conosciuto che hanno scelto di condurre una vita libera, condivisa e lavorare a contatto con la natura per la propria sussistenza e penso che abbiano avuto un grande coraggio ad affrontare questa scelta di vita. Non è da tutti. 

Ho tante idee che mi frullano in mente e il mio ottimismo, sono sicura, mi condurrà per la giusta via...

sabato 1 aprile 2017

Zucca 2016


Un solo seme, una sola pianta, una sola zucca. Prima e unica zucca-esperimento 2016.
L'ho raccolta ancora verde, la pianta ormai era secca. L'ho tenuta sotto al portico per 6 mesi finchè non ha cambiato colore.
Ma dopo averla aperta qualcosa mi ha lasciato basita. E i semi dove sono?





Non ho trovato un'immediata risposta, ma pensandoci mi viene in mente un'idea. Quando la zucca aveva terminato la sua crescita, la pianta era ormai secca ed io l'ho staccata lasciandola maturare al sole. Probabilmente la pianta nel suo ciclo di vita non ha avuto i suoi tempi per completare la crescita dei semi. Ma continuerò ad indagare sul perchè...

Considerato il modesto risultato dell'anno passato ho anticipato i tempi di semina e aumentato il numero di piante:
- 2 semi zucca gialla
- 2 semi zucca grande Pantaleo
- 2 semi zucca gigante Petronelli

La zucca gialla è quella della foto, si tratta di semi in bustina.
I semi delle altre due mi sono stati gentilmente regalati da un amico e sono varietà antiche che ben si adattano al nostro territorio.
Mi inquieta un pò il termine 'gigante', già quella dell'anno scorso si presentava di una buona stazza. Vedremo!

Comunque dalla semina al raccolto la zucca dà molte soddisfazioni. La pianta cresce molto velocemente e monopolizza il terreno per almeno un metro dalla sua base, se trova un sostegno si arrampica volentieri ed ogni mattina mostra con orgoglio i suoi innumerevoli fiori arancio.
Ha bisogno di un terreno fertile, ben concimato e di parecchia acqua.

Date le premesse e la minuscola esperienza pregressa, quest'anno farò un esperimento che prevederà la coltivazione di queste zucche in un posto dove non ho mai coltivato nulla. Si tratta di un pezzetto di terra recintato su un lato e occupato dalla cisterna dell'acqua piovana. Ho notato che qui cresce un'erba molto folta e verdissima e l'ulivo che stanzia su quel terreno produce molto bene.
Probabilmente in quella zona viene trattenuta meglio l'acqua o la cisterna dell'acqua trasuda in qualche modo.
L'idea è quella di consociare zucche, mais dolce e fagiolini in modo che la zucca possa arrampicarsi sul recinto e occupare spazio in verticale per lasciare lo spazio alle altre colture.
A presto gli aggiornamenti...