giovedì 20 aprile 2017

Piante selvatiche commestibili (parte 1)

 

Piove, piove e piove ancora. Le temperature si sono nuovamente abbassate. La primavera è terminata prima di iniziare. Per carità, la pioggia ci vuole, ma il freddo no.
Se non chiedo troppo desidererei un pò di pioggia durante la notte, poi caldo e sole durante il giorno ed una leggera brezza con temperature sui 26-27 gradi.
Chiedo troppo? :)

Anche lunedì di pasquetta la pioggia non ci ha dato tregua. E' stata una pasquetta alternativa: giornata passata da due amici, Stefania e Silverio, che hanno un'azienda agricola tra Andria e Castel del Monte, un posto stupendo e caratteristico della nostra Murgia. La giornata è stata allietata dalla presenza di Eleonora Matarrese, espertissima appassionata di erbe selvatiche commestibili.

(Eleonora Matarrese, foto dal web)

Ho apprezzato molto la sua voglia di farci conoscere ciò che ci circonda, ciò che cresce spontaneo nelle nostre terre e che i nostri nonni utilizzavano in mille mila modi diversi, dalla cucina alla medicina.
Originaria di Alberobello, vive in Lombardia in un bosco (non potrebbe essere altrimenti) e lavora nel suo ristorante PikNiq che si contraddistingue per la cucina a base di erbe, radici e cortecce spontanee.

Durante la giornata ho assaggiato alcuni cibi preparati da lei: dai tarallini al curry selvatico o quelli con fermentato di fico d'India agli involtini di verdure lactofermentate e avvolti in una pasta sfoglia sottilissima fatta con farina di riso basmati. Tutto semplicemente squisito e dal gusto unico.



Alcune sue preparazioni sono sul suo blog La cucina nel bosco, vi consiglio di visitarlo.

Ho imparato tanto da lei e l'ho seguita con molto interesse anche se memorizzare tutte le informazioni su usi, preparazioni e riconoscimento delle erbe che abbiamo ritrovato durante la passeggiata nel bosco non è facile.
Vediamo se facendo un riepilogo riesco a memorizzarle meglio, mi affido ad internet per ricercare alcune preparazioni culinarie.

Queste sono le piante che abbiamo trattato:



Cratægus monogyna (Biancospino comune)


 

Il suo nome scientifico deriva dal greco "kràtaigos" che significa "forza e robustezza", a causa della durezza del suo legno.
Il biancospino appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è un eccellente regolatore dell'attività cardiaca. Frutti e fiori sono commestibili.
I frutti rossi venivano raccolti e macinati per ottenere una farina con cui si faceva il pane. Molte sono le preparazioni culinarie con i suoi fiori e frutti.

Decotto di frutti o fiori
Il decotto di frutti o l'infuso di fiori vengono impiegati nelle affezioni delle vie respiratorie, nelle infiammazioni delle mucose della bocca e delle gengive. Si può preparare facendo bollire in 1 litro di acqua, per 15 minuti circa, 100 gr. di frutti essiccati, lasciare raffreddare, filtrare e prenderne 2-3 tazze al giorno.

Vino medicinale
Mettere a macerare in un litro di vino bianco secco 50 gr. di fiori essiccati di biancospino e 100 gr. di vischio. Dopo una settimana, filtrare e conservare in una bottiglia di vetro. Prenderne un bicchierino prima dei pasti principali, oppure 5-6 cucchiai al giorno.

Marmellata di frutti
Si lavano le bacche di biancospino ( devono essere mature, color bordeaux) e si mettono in una pentola coperte di acqua. Si fanno bollire a fuoco medio per 30 minuti in modo che assorbano quasi tutto il liquido e diventino teneri. Con un colino di rete metallica a maglie fini, si estrae la polpa delle bacche schiacciando con un cucchiaio, per separarla dai semi. Si pesa il purè di biancospino e si mette in una pentola con lo zucchero di canna, il succo di 2 limoni e un pizzico di cannella.  Lo zucchero deve essere un po’ meno di un terzo del peso del purè. Si fa bollire a fuoco vivace mescolando continuamente. Dopo 5 minuti la marmellata è pronta.
La marmellata di biancospino, avendo un gusto neutro, si puo fare con tante varietà di frutta, spezie e erbe aromatiche. Va benissimo con la mela e la rosa canina e anche con lo zenzero.

(fonti: http://www.vallibergamasche.info/erbe/biancospino.html, http://www.agraria.org/coltivazioniforestali/biancospino.htm, http://labirosca.blogspot.it/2012/09/marmellata-di-biancospino.html)


Taraxacum officinale (chiamato tarassaco, soffione, dente di leone, piascialetto, cicoria selvatica, ingrassaporci, insalata dei porci e in altri millemila modi)

 


L'origine del suo nome sembra derivi dal persiano "erba amara" per il suo sapore decisamente amaro o dal greco "cura dei turbamenti" per le proprietà medicinali di cui è dotata (purificante del fegato e del sangue). Appartenente alla famiglia delle Asteracee, è una cicoria selvatica, erba perenne con radice a fittone, fusti fiorali cavi privi di foglie e fiori lingulati gialli.
Il pappo noto come 'soffione' è noto a tutti in quanto rappresenta il gioco di intere generazioni di bambini. (e anche io mi diverto a soffiarlo :P)
In cucina vengono usate le foglie crude in insalata (se fresche), o cotte in minestre, zuppe, torte salate, frittate, paste ripiene o misti di erbe. I capitolini ancora dischiusi sono utilizzati in salamoia o sott'aceto come capperi oppure sott'olio insieme alla prima parte di radice. Con i fiori si fa il miele o lo sciroppo e con le radici il caffè.

Caffè con le radici
Raccogliere le radici di Tarassaco, lavarle, tagliarle a pezzetti ed essiccarle al sole o al forno girandole ogni tanto. Sono considerate secche quando si spezzano facilmente. Tostarle al punto giusto e macinarle riducendole in una polvere non troppo sottile. Sarà un caffè gustoso e depurativo!

Capperi sott'aceto
Raccogliere un certo quantitativo di boccioli ancora chiusi di Tarassaco, lavarli e sbollentarli 1 minuto, scolarli, riporli in un vaso con aceto e un cucchiaino di sale ed uno di zucchero, infine chiudere ermeticamente. Saranno pronti dopo circa un mese.

Miele
Raccogliere 1 kg di fiori di tarassaco. Mettere i fiori in una pentola con tanta acqua fino a ricoprirli e far bollire per due minuti. Lasciar raffreddare poi passare al setaccio. Pesare succo e polpa ed aggiungere un uguale quantità di zucchero. Far cuocere a fuoco basso facendo evaporare il liquido (senza portarlo a ebollizione) fino a giusta consistenza avendo cura di mescolare in continuazione e di toglierlo dal fuoco di tanto in tanto quando necessario.
Invasare ermeticamente. E' un miele veramente eccezionale ottenuto senza sfruttare le api!

(fonti: http://cucinanatura.blogspot.it/2014/11/taraxacum-officinale.html)


Alla prossima puntata...

1 commento:

  1. Cara, leggo solo oggi. Attenzione! Il vischio è una pianta tossica! Non lo uso nel vino di fiori. C’era un ramo di Picea abies, da non confondere con il tasso (Taxus baccata). Baci!

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